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CIRCOLARE ORGANIZZATIVA 2006

La diffusione della cucina italiana all’estero è stato un fenomeno spontaneo ed incontrollabile nell’ultima parte del secolo XX, nato dalla diaspora italiana, dall’immane e sconosciuto esodo biblico della popolazione che abbandonò l’Italia.

Un terzo della popolazione italiana si trasferì all’estero in tre ondate principali. La prima ondata, all’inizio dell’ottocento, interessò sopratutto le regioni settentrionali: è l’emigrazione a cui presero parte Giuseppe Garibaldi ed Antonio Meucci, l’inventore del telefono. La seconda ondata, la più numerosa, si manifestò dopo l’Unita d’Italia ed interessò soprattutto le regioni meridionali che pagarono duramente il costo della unificazione. Intere regioni si spopolarono e persero le loro energie migliori, subendo così una crisi, da cui non si sono ancora risollevate.

La terza ondata esplose dopo la seconda guerra mondiale. Le dettero il via i profughi giuliani che fuggivano di fronte alla pulizia etnica sofferta dagli italiani nelle terre occupate dal Maresciallo Tito e, dopo di loro, tutta una generazione cercò all’estero quel lavoro che l ‘ Italia non era in grado di dare. Questa ondata raggiunse la lontana Australia ed il Sudafrica, nuove rotte, oltre a quelle ben conosciute delle due Americhe. Ma la parte più consistente si riversò in Europa: nelle fabbriche tedesche, nelle miniere belghe, nei mestieri disagiati della Gran Bretagna. Marcinelle è il doloroso monumento di questa umile epopea.

Si calcola che il numero degli Italiani all’estero sia, oggi, quasi uguale al numero degli italiani residenti in Italia.

La cultura e la tradizione italiana esportata all’estero

Un aspetto della cultura italiana in cui gli italiani si identificano e si riconoscono, che riescono a conservare e che li distingue è la concezione che essi hanno della tavola, del cibo, della funzione sociale del mangiare, che viene ad essi trasmessa dalla famiglia come un valore irrinunciabile.

Si aggiunga a questo che gli italiani hanno una particolarità unica. A differenza di tutti gli altri popoli, gli italiani sanno tutti cucinare, o per lo meno, sanno ricordare come si cucina nelle loro famiglie, sanno riconoscere i sapori delle diverse manipolazioni e quindi sono in grado, tutti, di cucinare.

Era cosi naturale che l’emigrazione conservasse il ricordo della cucina italiana, che gli italiani si ritrovassero a mangiare assieme, che la tavola della famiglia allargata, che tante volte ci e stata descritta con simpatia dai film americani che parlavano degli italiani, diventasse l’osteria, la trattoria, la pizzeria, il luogo di incontro dei nostri connazionali, di cui presto si sarebbero innamorati anche i non italiani.

Nasce e si diffonde il Ristorante italiano all’estero

Fino agli anni settanta perdura il periodo della grande commistione:il ristorante italiano raccoglie diverse tradizioni locali, modifica alcune ricette sulla base dei prodotti che trova, aspira a diventare la trattoria familiare a poco prezzo, al punto che alcuni grandi ristoranti italiani di successo si nascondono sotto un nome francese e cercano di apparire come ristoranti internazionali, per non essere confusi con le trattorie o le pizzerie con la tovaglia a scacchi biancorossi.

La nostalgia non basta a ricreare la qualità originaria della cucina italiana classica. Ma, negli anni settanta il mondo fa un balzo in avanti: si sviluppano le comunicazioni, i trasporti diventano più facili, i contatti con l’Italia si moltiplicano.

La Ristorazione italiana all’estero diventa una seria realtà

La Ristorazione Italiana sta crescendo in tutti i paesi dove c’è stata una emigrazione italiana e sta per prendere coscienza della sua forza. In molti nazioni ,specialmente in America, in Germania, in Inghilterra,il Ristorante italiano diventa punto d’incontro gradito e ricercato, tanto da sostituire tranquillamente i più noti ristoranti francesi. E’ un momento d’oro per la ristorazione italiana.

Nel 1979 un Sottosegretario dell’aviazione civile del Governo italiano immagina di poter utilizzare le comunità italiane all’estero per utilizzare meglio i voli charter diretti in Italia che sono monopolizzati da società straniere. Per raggiungere questo scopo, cerca di organizzare un Congresso dei Ristoranti Italiani all’estero, con l’aiuto del Ministero dell’Agricoltura, dell’Ice, dell’Enit, della Cit. Il Congresso si tiene, finalmente, nel 1981, a Roma, presso l’Hilton Hotel ed è subito un grande successo. Lo scambio di esperienze fra ristoratori ospiti in America ed in Germania, in Australia ed in Gran Bretagna, in Brasile come in Sud Africa genera fiducia ed entusiasmo.

Nasce Ciao Italia

Ma il risultato più importante è psicologico. I Ristoratori, dopo essersi incontrati ed essersi riconosciuti ,vogliono migliorarsi e migliorare il loro prodotto: vogliono scuole, vogliono un codice della cucina italiana che condanni le infiltrazioni e le cadute di stile, vogliono prodotti garantiti nella qualità e non i prodotti di seconda scelta che si rifilavano ai mercati stranieri. L’incontro con i migliori ristoratori italiani in Italia produce idee, novità, aggiornamenti, desideri di uscire dall’isolamento. I tempi sono maturi per una grande trasformazione. Il proposito viene dichiarato con forza e senza paure: ”Non siamo secondi alla cucina francese e vogliamo conquistare il primo posto che ci spetta”. E cosi, dopo qualche anno sarà.

Ciao Italia ha coltivato l’orgoglio della cucina italiana. Ha sostenuto che il cliente non aveva sempre ragione e che era meglio perderlo, se pretendeva di avere gli spaghetti scotti, la carbonara con la crema o la pizza con il formaggio olandese. Ha predicato l’intransigenza e la qualità dei prodotti genuinamente italiani. Oggi sono i clienti a chiedere che l’olio sia veramente Extra-vergine di oliva.