La
diffusione della cucina italiana allestero
è stato un fenomeno spontaneo ed incontrollabile
nellultima parte del secolo XX, nato dalla
diaspora italiana, dallimmane e sconosciuto
esodo biblico della popolazione che abbandonò
lItalia.
Un terzo della popolazione italiana si trasferì allestero
in tre ondate principali. La prima ondata, allinizio dellottocento,
interessò sopratutto le regioni settentrionali: è lemigrazione a cui presero
parte Giuseppe Garibaldi ed Antonio Meucci, linventore del telefono. La
seconda ondata, la più numerosa, si manifestò dopo lUnita dItalia
ed interessò soprattutto le regioni meridionali che pagarono duramente il costo
della unificazione. Intere regioni si spopolarono e persero le loro energie
migliori, subendo così una crisi, da cui non si sono ancora risollevate.
La terza ondata esplose dopo la seconda guerra mondiale. Le
dettero il via i profughi giuliani che fuggivano di fronte alla pulizia etnica
sofferta dagli italiani nelle terre occupate dal Maresciallo Tito e, dopo di
loro, tutta una generazione cercò allestero quel lavoro che l Italia
non era in grado di dare. Questa ondata raggiunse la lontana Australia ed il
Sudafrica, nuove rotte, oltre a quelle ben conosciute delle due Americhe. Ma
la parte più consistente si riversò in Europa: nelle fabbriche tedesche, nelle
miniere belghe, nei mestieri disagiati della Gran Bretagna. Marcinelle è il
doloroso monumento di questa umile epopea.
Si calcola che il numero degli Italiani allestero sia,
oggi, quasi uguale al numero degli italiani residenti in Italia.
La cultura e la tradizione italiana esportata allestero
Un aspetto della cultura italiana in cui gli italiani si identificano
e si riconoscono, che riescono a conservare e che li distingue è la concezione
che essi hanno della tavola, del cibo, della funzione sociale del mangiare,
che viene ad essi trasmessa dalla famiglia come un valore irrinunciabile.
Si aggiunga a questo che gli italiani hanno una particolarità
unica. A differenza di tutti gli altri popoli, gli italiani sanno tutti cucinare,
o per lo meno, sanno ricordare come si cucina nelle loro famiglie, sanno riconoscere
i sapori delle diverse manipolazioni e quindi sono in grado, tutti, di cucinare.
Era cosi naturale che lemigrazione conservasse il ricordo
della cucina italiana, che gli italiani si ritrovassero a mangiare assieme,
che la tavola della famiglia allargata, che tante volte ci e stata descritta
con simpatia dai film americani che parlavano degli italiani, diventasse losteria,
la trattoria, la pizzeria, il luogo di incontro dei nostri connazionali, di
cui presto si sarebbero innamorati anche i non italiani.
Nasce e si diffonde il Ristorante italiano allestero
Fino agli anni settanta perdura il periodo della grande commistione:il
ristorante italiano raccoglie diverse tradizioni locali, modifica alcune ricette
sulla base dei prodotti che trova, aspira a diventare la trattoria familiare
a poco prezzo, al punto che alcuni grandi ristoranti italiani di successo si
nascondono sotto un nome francese e cercano di apparire come ristoranti internazionali,
per non essere confusi con le trattorie o le pizzerie con la tovaglia a scacchi
biancorossi.
La nostalgia non basta a ricreare la qualità originaria della
cucina italiana classica. Ma, negli anni settanta il mondo fa un balzo in avanti:
si sviluppano le comunicazioni, i trasporti diventano più facili, i contatti
con lItalia si moltiplicano.
La Ristorazione italiana allestero diventa una seria realtà
La Ristorazione Italiana sta crescendo in tutti i paesi dove
cè stata una emigrazione italiana e sta per prendere coscienza della sua
forza. In molti nazioni ,specialmente in America, in Germania, in Inghilterra,il
Ristorante italiano diventa punto dincontro gradito e ricercato, tanto
da sostituire tranquillamente i più noti ristoranti francesi. E un momento
doro per la ristorazione italiana.
Nel 1979 un Sottosegretario dellaviazione civile del
Governo italiano immagina di poter utilizzare le comunità italiane allestero
per utilizzare meglio i voli charter diretti in Italia che sono monopolizzati
da società straniere. Per raggiungere questo scopo, cerca di organizzare un
Congresso dei Ristoranti Italiani allestero, con laiuto del Ministero
dellAgricoltura, dellIce, dellEnit, della Cit. Il Congresso
si tiene, finalmente, nel 1981, a Roma, presso lHilton Hotel ed è subito
un grande successo. Lo scambio di esperienze fra ristoratori ospiti in America
ed in Germania, in Australia ed in Gran Bretagna, in Brasile come in Sud Africa
genera fiducia ed entusiasmo.
Nasce Ciao Italia
Ma il risultato più importante è psicologico. I Ristoratori,
dopo essersi incontrati ed essersi riconosciuti ,vogliono migliorarsi e migliorare
il loro prodotto: vogliono scuole, vogliono un codice della cucina italiana
che condanni le infiltrazioni e le cadute di stile, vogliono prodotti garantiti
nella qualità e non i prodotti di seconda scelta che si rifilavano ai mercati
stranieri. Lincontro con i migliori ristoratori italiani in Italia produce
idee, novità, aggiornamenti, desideri di uscire dallisolamento. I tempi
sono maturi per una grande trasformazione. Il proposito viene dichiarato con
forza e senza paure: Non siamo secondi alla cucina francese e vogliamo
conquistare il primo posto che ci spetta. E cosi, dopo qualche anno sarà.
Ciao Italia ha coltivato lorgoglio della cucina italiana.
Ha sostenuto che il cliente non aveva sempre ragione e che era meglio perderlo,
se pretendeva di avere gli spaghetti scotti, la carbonara con la crema o la
pizza con il formaggio olandese. Ha predicato lintransigenza e la qualità
dei prodotti genuinamente italiani. Oggi sono i clienti a chiedere che lolio
sia veramente Extra-vergine di oliva.