| Prende il via questa sera a Barletta lVIII Congresso
Mondiale di Ciao Italia, associazione impegnata nella promozione
della ristorazione italiana nel mondo. Al centro delliniziativa
lincontro tra i produttori e i ristoratori |
Barletta
- I ristoranti italiani sono la più grande impresa nazionale del
secolo: è questa la visione al centro dellVIII Congresso Mondiale
di Ciao Italia in programma ad Andria Tenuta Cocevola a partire
da oggi (12 maggio) fino al 15 maggio. Per sviluppare il settore
in questo senso è necessario operare una svolta sintetizzata, si è detto
nella presentazione dellincontro, dal motto "passare dallorgoglio
della cucina allorgoglio dimpresa".
Secondo gli organizzatori, infatti, lelemento mancante in questo
settore è la capacità di coordinamento; una situazione che implica
lincapacità di organizzarsi, di stare insieme e quindi di pensare
alla ristorazione come a unimpresa collettiva. Ciao Italia,
organizzazione fondata nel 1981 allo scopo di promuovere la gastronomia
italiana nel mondo, ha da tempo sviluppato una specifica sensibilità verso
questo problema e già nel congresso di Palermo del 2001 aveva auspicato
la creazione di "un sistema di imprese per stare sul mercato".
"Il progetto di spingere i ristoranti a diventare imprese nel 2001
non era ancora maturo - spiega il Presidente di Ciao Italia
Bartolo Ciccardini - Cerano ancora molte difficoltà da parte
dei ristoratori sia nei mezzi, si pensi alluso di internet, sia
a livello organizzativo". Difficoltà, queste ultime, che riguardavano
tanto gli italiani allestero quanto lo stesso Sistema Italia.
"Da un lato - ricorda Ciccardini - si scontava allestero
un retaggio di mentalità eccessivamente individualista, che contrastava
con lidea stessa della cooperazione, dallaltro - prosegue
- in Italia si continuava nelle opere di promozione senza contare sulla
preesistente rete dei ristoranti allestero".
In questo contesto lassociazione di Ciccardini vuole costruire
delle proposte concrete, partendo dalla considerazione dellesistenza
di diverse opportunità pur in un quadro di generale crisi delle imprese
italiane. Oggi, infatti, si parla diffusamente di "declino italiano"
come di un fenomeno ormai atavico, emblematicamente rappresentato dai
disastri nazionali delle imprese storiche; dalle perdite dellAlitalia
alla crisi della FIAT, dalle obbligazioni-truffa di Cirio e Parmalat allabbandono
delle imprese del Nord Est, che vanno a cercare nellEuropa Orientale
vantaggi di costo con i quali non si può competere. Ma è davvero un fenomeno
ineluttabile? Potrebbe trattarsi, in verità, di occasioni mancate,
di incapacità di cogliere grandi opportunità di mercato e di risorse disponibili;
un errore da non commettere più con linestimabile risorsa della
ristorazione italiana.
Nel mondo ci sono circa 60.000 ristoranti italiani, ma i loro
legami con la madrepatria sono spesso ridotti al minimo. Trascurati
da unItalia piena di pregiudizi sulla qualità di questi ultimi,
i ristoranti italiani non hanno potuto ricevere alcun sostegno attraverso
iniziative atte a migliorarne il servizio: un chiaro sintomo della miopia
dello Stivale di fronte a questa potenziale miniera doro presente
allestero. A confermare questo quadro interviene Giovanni Volpi,
presidente dellAssociazioni Ristoratori Italiani (AIR) della Danimarca,
che delinea una situazione sostanzialmente negativa: "I ristoratori
si sentono in generale poco rappresentati, le organizzazioni italiane
si sono impegnate solo nella promozione dei ristoranti di lusso. Inoltre
è necessario rilevare come gli enti più importanti come il Ministero
dellAgricoltura e soprattutto lIstituto per il Commercio Estero
siano stati assai poco presenti ".
Volpi ha poi rilevato la necessità di investire sulla formazione degli
operatori del settore, un argomento che sembra assumere un ruolo decisivo
nelle intenzioni di Ciao Italia, come conferma Bartolo Ciccardini.
"Il bisogno fondamentale di questi operatori è costituito dalle scuole,
sia che si occupino direttamente di cucina sia che si focalizzino sul
management - precisa Ciccardini - Il nostro Paese dovrebbe
iniziare a pensare alle esigenze dei suoi 60.000 esercenti invece di limitarsi
a promuovere e a seguire quei 500 ristoratori di punta".
Fatte queste premesse, la nuova strategia promossa da Ciao
Italia potrebbe diventare il preludio ad una comunicazione
più ampia del prodotto italiano che possa coinvolgere arte, sport,
giornali, turismo e molte altre opportunità ancora. Commercio unito
a cultura, insomma. "La ristorazione è già di per sé cultura
- afferma in proposito il Presidente di Ciao Italia - tuttavia
quello che vorrei precisare è il differente ruolo che dovrebbe assumere
il ristorante allestero: non solo un posto dove si va a mangiare,
ma un vero e proprio angolo del nostro Paese". Andare in un ristorante
italiano dovrebbe dunque equivalere a viaggiare in Italia, con il
ristorante che diviene un centro di promozione turistica. "Potrei
citare lesempio di un ristorante italiano del New Jersey che commercializza
ceramiche - ricorda Ciccardini - o più in generale riportare il
caso di quegli operatori che attraverso Internet riescono a promuovere
il turismo in Italia. Per questo è necessario collegare queste persone
al nostro Paese".
Fino a qui le considerazioni svolte e gli auspici espressi sono innegabili.
Ma quali iniziative concrete possono essere promosse per dare il via
ad una vera e propria svolta nel settore? Ciao Italia presenta
un progetto reale capace di offrire allauspicata rete della ristorazione
unautentica dimensione globale: il "gemellaggio fra produttori
e ristoratori allestero ". "Si tratta di un progetto
ambizioso - spiega Cirino Carroccio, incaricato per la pianificazione
- che vuole mettere al centro della questione il ruolo dei ristoratori
come ambascioatori dellitalianità allestero". Ma lidea
del gemellaggio non si ferma qui e intende rappresentare un garanzia per
la difesa dei marchi italiani in un contesto che li vede spesso
minacciati dalle imitazioni; il ragionamento di Carroccio sembra molto
chiaro su questo punto. "Se vogliamo difendere i prodotti italiani
- spiega lincaricato - dobbiamo creare un collegamento tra questi
ultimi e la cultura del nostro Paese così da realizzare un modello
assolutamente unico. A quel punto chi mai potrebbe imitarci?".
Su questo tema si esprime chiaramente anche Giovanni Volpi, per il quale
la questione dellimitazione non sembra costituire un pericolo particolarmente
grave: "Il vero ristorante italiano non si sente minacciato,
i clienti sanno infatti riconoscere il valore di un prodotto originale
e per questo sono disposti a pagare un prezzo più alto" spiega il
Presidente di AIR.
Un problema ancora più urgente da risolvere è costituito dalla scarsa
disponibilità di coordinamento, una questione che si manifesta a più
livelli e che riguarda soprattutto gli esercenti di ridotte dimensioni
che rappresentano, tra laltro, il caso più diffuso. La
maggioranza dei produttori italiani è infatti costituita da piccole aziende
prive di quellorganizzazione necessaria per raggiungere il mercato
globale, un problema esemplificativo dei limiti di un Sistema Italia sostanzialmente
privo di una rete di distribuzione ma, spesso, anche per organizzare
al meglio reperimento delle materie prime. "Il problema è
la scarsità di coordinamento - commenta in proposito Volpi -
Ognuno organizza lapprovigionamento per conto proprio; alcuni
addirittura scelgono di acquistare i prodotti in Francia. LICE dovrebbe
aiutare maggiormente in questo senso tanto i ristoratori quanto i produttori"
conclude il presidente di AIR. Il gemellaggio, come ricorda Carroccio,
sembrerebbe comunque costituire il punto di partenza necessario per collegare
il settore della ristorazione ad altri settori e dare così il via al progetto.
Questultima iniziativa, nel contesto delleconomia globale
e con lausilio dellinformatica, potrebbe presto collegare
realtà oggi ancora troppo lontane ma forse in futuro più vicine di
quanto si possa pensare quali il Giappone, la Cina, il Brasile o lIndia.
"Questi Paesi iniziano ad avere una significativa presenza di ristoranti
italiani - spiega Carroccio. In queste zone la ristorazione sta
cambiando ed è pertanto necessario adeguare la cucina alle abitudini locali
così come le stesse abitudini alimentari del posto possono mutare con
linfluenza dellofferta gastronomica italiana". Il problema
fondamentale per queste Nazioni resta, però, la colossale disparità economica
presente nel contesto sociale a fronte della quale il ristorante italiano
resta un luogo di lusso. "Occorrerebbe dunque attuare una nuova politica
di mercato capace di dar vita a un insieme di offerte differenziate"
commenta in proposito lincaricato della pianificazione.
Il laboratorio di gemellaggio dovrebbe vedere la partecipazione della
Regione Puglia e di altre istituzioni locali e nazionali invitate
da Ciao Italia. La scelta sembra orientata alla richiesta rivolta
a queste ultime di maturare al più presto il concetto vincente di "rete"
di produttori e distributori tra lItalia e i Paesi stranieri. "Vogliamo
presentare i nostri progetti alla Provincia di Bari, alla Camera di Commercio
e al Consorzio per lInternazionalizzazione della zona di Andria
e Barletta sperando di poterle coinvolgere" ha concluso in proposito
Ciccardini.
News ITALIA PRESS
|