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SPECIALE IX Congresso CIAO ITALIA 2007

Relazione introduttiva della Senatrice Antonella Rebuzzi

Cari amici,
colleghi Ristoratori, che come me avete fatto l’esperienza di creare un’impresa italiana in terra straniera, sono lieta che l’invito del Presidente a  parlarvi della legge che io ed il collega Pollastri abbiamo presentato in Senato, sia stato un’occasione per vedervi, salutarvi, e rincontrarvi, come era già successo al Congresso di Bari di due anni fa.
Ma prima di parlarvi della legge, vorrei ricordare con voi la nostra esperienza.
Quando sono giunta in Russia, il paese era in grande difficoltà, ed aspirava a grandi trasformazioni. Un Ristorante Italiano era allora un sogno impossibile per la gran parte dei russi. Eppure la fama della nostra cultura e della nostra civiltà, che tanti segni ha lasciato a Mosca ed a Sanpietroburgo, faceva sì che tutti si aspettassero grandi cose da noi. E’ stato difficile iniziare, ma abbiamo mantenuto la promessa di mostrare a loro una caratteristica fondamentale dell’anima italiana, l’ospitalità, il sapore della vita, l’abilità professionale per tutto quello che riguarda la cucina.
Già al Congresso di Bari abbiamo parlato della necessità di avere uno strumento utile a riconoscere e far riconoscere il vero Ristorante Italiano. Ma da Bari ad oggi sono successe alcune cose. Fra queste, una mi riguarda personalmente: sono stata eletta Senatore della Repubblica ed ho potuto quindi guardare a questi problemi da un altro punto di vista, quello del legislatore.
Devo ricordare che questa elezione è stata un’esperienza importante per me. Molti colleghi mi hanno dato un aiuto, ma io credo che il fatto più significativo sia proprio questo: che a rappresentare gli italiani all’estero nel Parlamento italiano ci sia anche un ristoratore, anzi un imprenditore che si è posto come traguardo della propria impresa la diffusione del prodotto italiano e della cultura che c’è dietro di esso.
Lasciatemi dire a voi colleghi, che sono orgogliosa di rappresentare il lavoro italiano all’estero, l’impresa italiana all’estero ed, in particolare, la ristorazione italiana all’estero.
Con l’amico e collega Senatore Edoardo Pollastri, ci siamo subito posti la domanda di come risolvere il problema della tutela e della promozione della ristorazione italiana all’estero.
Voglio farvi notare una cosa molto importante, lasciatemi dire, anche molto simpatica. Io ed il Senatore Pollastri apparteniamo a schieramenti politici diversi. Tuttavia abbiamo trovato, su questo problema, una soluzione comune. Questo sta a significare che Ciao Italia è naturalmente aldilà delle divisioni politiche. Ciascuno di voi ha un suo indirizzo politico, e questo non ci impedisce di essere tutti assieme concordi nel difendere gli scopi e gli interessi della categoria. Quello che unisce me ed il Senatore Pollastri è il comune interesse per questi problemi. Io, nella mia esperienza in un Paese aperto da poco al mercato dell’Occidente, ed il Senatore Pollastri in una situazione molto diversa, quella di San Paolo in Brasile, dove da molti anni fiorisce una splendida ristorazione italiana.
L’altro fatto che io ritengo molto significativo e simpatico è che, nonostante le grandissime difficoltà di lavorare in Senato, dove l’esistenza di una maggioranza che ha un voto in più della minoranza porta a fare una faticosissima guerra di trincea, tuttavia abbiamo con  molta facilità trovato la possibilità di presentare in comune un disegno di legge.
Nella nostra relazione diciamo che la ristorazione italiana deriva dalla diaspora degli italiani nel mondo e dal fatto che la tavola della famiglia era “un punto di incontro quale sicuro riferimento dove poter attenuare la nostalgia della madrepatria, ritrovando i sapori della lontana cucina d’origine. Ciò ha notevolmente contribuito alla nascita della ristorazione italiana”.
Diciamo anche: “La ristorazione italiana nel mondo con il passare del tempo ha iniziato a svilupparsi verso migliori condizioni di qualità sia per i prodotti utilizzati sia per il buon rapporto che si è saputo instaurare con i clienti, anche non italiani”. “I veri ristoratori italiani hanno sempre avuto l’aspirazione ad avere un segno tangibile di riconoscimento per il proprio locale che li distinguesse da imitazioni. Infatti la moda del cibo italiano esplosa in tutto il mondo ha fatto nascere molti ristoranti che offrono un prodotto che non ha nulla a che vedere con la cucina italiana”.
Noi, in definitiva, proponiamo che ci sia un marchio di riconoscimento del Vero Ristorante Italiano, con regole precise e chiare e con un dovere preciso per l’amministrazione pubblica a provvedere all’attuazione spedita ed efficiente. Sappiamo quanto questo sia importante per difendere i veri ristoranti italiani, non solo dalla concorrenza, ma addirittura dalla falsificazione e alla adulterazione della cucina italiana.
Sebbene io sia alla mia prima legislatura, so benissimo che una legge, di iniziativa parlamentare, ha bisogno di tre o di quattro anni per essere approvata, e sappiamo benissimo che la maggior parte della produzione legislativa è necessariamente dedicata alla discussione ed alla approvazione di progetti governativi.
Tuttavia, l’esistenza di una proposta legislativa dovrebbe stimolare il Governo a muoversi con più sicurezza e con più celerità nella direzione indicata dal nostro disegno di legge.
Ma anche voi potete fare molto per raggiungere questo obiettivo. Io, come imprenditrice e ristoratrice italiana a Mosca, ho partecipato alla protesta che Ciao Italia ha organizzato per convincere il Ministro dell’Agricoltura ad intervenire al più presto, per mettere in atto una strategia della promozione del prodotto italiano che impieghi anche i ristoranti Italiani. In realtà noi facciamo sempre della promozione.
Siamo noi che scegliamo e  garantiamo il vino che offriamo nei nostri ristoranti. Siamo noi che impariamo a distinguere la vera pasta italiana e “colla” internazionale, che viene venduta come pasta. Siamo noi che educhiamo al gusto della cucina italiana fatta con prodotti veri. Per questo non chiediamo condizioni particolari di favori. Questo è il nostro mestiere, questo è il nostro lavoro e questo dobbiamo fare. Ma chiediamo di fare di più. Potremmo impiegare un più grande numero di giovani italiani preparati, se le scuole li producessero. Potremmo far nascere reti di distribuzione ed imprese di importazione consapevoli della qualità del prodotto italiano. (Ed io questo ho fatto con la mia azienda di importazione che sta alle spalle dei miei ristoranti).
Ma io so che molti di voi non fanno soltanto il ristoratore. Molti promuovono il turismo, molti tengono un collegamento con il loro Paese natale e lo fanno conoscere ai loro clienti, molti vendono prodotti italiani e li presentano con degustazioni e con menù speciali.
Perchè queste attività non possono essere supportate da una maggiore informazione sui prodotti, sui prezzi, sulla rete di produzione?
Perché gli enti che fanno promozione come le Regioni e come l’ICE preferiscono andare a fare inutili dimostrazioni in grandi alberghi costosi, dove va una clientela distratta ed occasionale, invece di fare settimane tematiche su singoli prodotti, in gruppi di ristoranti che raggiungono una grande clientela?
Cari amici, cari colleghi di lavoro, cari consoci, dobbiamo farci valere. La legge che abbiamo presentato deve servire anche a questo.
A far capire alle Istituzioni che i Ristoranti Italiani nel mondo non sono più soli: hanno una voce e la faranno sentire. Nel programma c’è scritto (l’ho letto con gioia), che fra due anni faremo questo congresso a Mosca. Ebbene io vi dico: “Io sono pronta”.
Dal prossimo lunedì cominceremo ad organizzare il X Congresso di Ciao Italia a Mosca.