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Relazione del Presiente Bartolo
Ciccardini al X Congresso
BARI, APRILE 2009

Trenta anni fa, proprio di questi giorni, incontrai Giovanni
Marcora. Era Ministro della Agricoltura, ma era soprattutto
un grande personaggio. Era lunico sopravvissuto alla disfatta dei
tre comandanti della repubblica partigiana della Val dOssola;
amico di Enrico Mattei, agricoltore moderno ed allevatore, lombardo
di poche parole e di molti progetti. Se non fosse morto, nel 1983, con
lui Presidente, la storia dItalia sarebbe stata diversa.
Io ero un giovane Sottosegretario ai trasporti che scalpitavo impaziente
perché la grande Alitalia di Umberto Nordio, che traeva il suo
stile e la sua classe dai grandi transatlantici italiani di allora, non
voleva fare i viaggi charter, plebei ed ineleganti.
Ma io mi immaginavo che la rete dei ristoranti italiani, che allora cominciava
a diventare importante, avrebbero saputo riempire bene una flotta di charter.
Nordio non sapeva che la nostra gente non aveva traversato lAtlantico
con i transatlantici, ma, come scriveva Giustino Fortunato, stipata
nel fondo della nave moderna che solca lAtlantico sotto bandiera
britannica o tedesca. Dissi a Marcora: Vorrei
fare una associazione per i Ristoranti italiani allestero.
Non mi fece finire il discorso: Vai avanti. Si deve fare e la
faremo.
Erano altri tempi. Due anni dopo facevamo il I° Congresso allHilton
di Roma.
LAssociazione scoppiò come una bomba perché i tempi erano maturi.
I ristoranti italiani erano cresciuti. Non erano più la tavola familiare
disadorna del film Cristo fra i Muratori di Edward Dmytrik
che racconta gli stenti dei muratori italiani che costruirono New York,
o la piccola disadorna cucina del dramma della gelosia di Uno
sguardo dal ponte di Athur Miller. E non erano più lo stanzone
con i tavoli e le tovaglie a quadri del Padrino, né
la grande tavola della famiglia allargata del film Stregati con
la luna di Norman Jewison, né della tavola della famiglia di Toni
Manero, leroe della Febbre del sabato sera. I film
ci hanno restituito queste immagini: letnia italiana che si identificava
nella tavola.
Incominciava una altra storia ed unaltra Italia, con Siro
Maccioni al Mayfair Baglioni, guidato da Dario Mariotti,
dove scendevano i Presidenti italiani, con Lidia Bastianich e la
sua perfezione sulla Cinquasettesima, con Laura Maioglio sulla
Quarantatreesima. Con Toni May e la sua mitica Rainbow
Room e Maria Pia Tirri Hellring al Palio. Con Giuseppe
Cecconi e Alvaro Maccione a Londra con i loro ristoranti amati
dalla famiglia reale.
Con La Stampa in Uruguay, con il Bacco di Massimo
Mannozzi a Berlino ed il Rossini di Pino Fusco a Dusseldorf.
Incominciava una epoca nuova.
Ciao Italia fu loccasione per incontrarsi e per riconoscersi adulti.
Avevano tutti i numeri per essere i primi. Si guardarono in faccia, si
dettero coraggio, puntarono sulla qualità italiana e diventarono i primi.
E nata così la più grande impresa italiana del XX secolo. Cinquantamila
ristoranti con la memoria della cucina della mamma in testa e la nostalgia
dellItalia nel cuore. Una impresa economica incalcolabile. Una presenza
culturale che ha influito sulla vita e sul costume dei popoli di tutto
il mondo. Un flusso doro verso lItalia. LItalia nata
nelle stive, che aveva vissuto nelle baracche, sospettata di essere ladra
(come nel racconto di Edmondo De Amicis Dalle Appennini alle
Ande), sospettata di essere mafiosa (come nella vita di Frank
Sinatra), sospettata di essere anarchica (come nel processo a Nicola
Sacco e Bartolomeo Vanzetti), esplodeva in un grande dono di civiltà
e di cultura, il tesoro antico e plebeo della nostra tradizione: si presentava
con il volto nuovo della cucina italiana simbolo di pace e di ospitalità.
Chi ricordare? Innanzitutto Alfio Bocciardi, Presidente della Fipe.
La Fipe era lassociazione dei ristoranti italiani, che ospitò,
fece nascere ed allevò Ciao Italia. Alfio Bocciardi era un personaggio
di grande e profonda umanità. Il suo ristorante milanese, da
Alfio era famoso. Per primo, assieme a Sabatini, romano
di Trastevere, fece in Giappone una sua catena da
Alfio. Ma in quei tempi era anche il gestore del Savini,
il più grande e famoso ristorante di Milano, in Galleria, davanti
alla Scala.
Avrebbe potuto riposare su questi allori, ed invece non contento delle
spigolose preoccupazioni di una movimentata associazione sindacale, da
Presidente della Fipe cominciò a girare il mondo per fare Ciao
Italia. E con lui un altro personaggio: Pino Ferrarini. Non
contento delle sue glorie televisive -era il produttore di Avanti
tutta di Renzo Arbore - si sobbarcò il duro lavoro organizzativo,
per amicizia e per il piacere di gustare la buona cucina.
I tempi erano maturi. Eravamo i primi e non lo sapevamo. Avevamo un impero
e non lo sapevamo. Prendemmo coscienza del nostro valore, scommettemmo
sulla qualità, studiammo per la qualità, combattemmo per la qualità, ci
arrabbiammo per la qualità. Ed abbiamo tagliato il nostro traguardo.
LItalia ci è stata vicina? Non molto, e diciamo non molto perché
vogliamo essere gentili. LItalia è un Paese distratto che
ha rimosso dalla coscienza il peccato di aver espulso milioni di figli
per i quali non aveva saputo e voluto trovare lavoro.
Vittima del lavoro che lItalia borghese non sa dare ai
suoi figli
era scritto sulla tomba vuota di un giovane
del mio paese morto in chissà quale miniera. In quellanno, in quel
paese lontano era nata mia madre, figlia di emigranti. Un mio zio parti
per New York. Ho conosciuto i loro nipoti che portavano ancora i nostri
nomi americanizzati. Sono rimasto sconvolto quando ho letto sui registri
del lazzaretto di Ellis Island che era partito a 16 anni. Cè
unaltra Italia nel vasto mondo che fa parte di noi, dei nostri ricordi,
dei nostri rimpianti, ma che lItalia ufficiale non conosce e non
vuol riconoscere.
Ma non i Presidenti della Repubblica. Che vicini ci sono stati e come!
Cè una foto nel nostro archivio che amo moltissimo. I fondatori
presentano il progetto a Sandro Pertini. Cè Vincenzo Bonassisi,
la sua Anna Pesenti, cè Pino Ferrarini, cè Carlo Fuscagni
creatore di cose egregie in tanti campi. Cè Maria Rosaria
Conti. E cè Sandro Pertini che racconta come fosse irriducibile
nel difendere la sua dignità, quando era segregato al confino, curando
il decoro del vestito e del cibo. Da quando era al Quirinale aveva abolito
lo champagne per le bollicine italiane. E ci ricevette al nostro primo
Congresso.
Francesco Cossiga ci fece sempre festa. Inventò lui la formula
Ambasciatori d Italia che poi sarebbe diventata una
falsa ed irritante ripetizione in bocca a chi non aveva altro da dire.
Oscar Luigi Scalfaro tenne a battesimo la nostra Insegna del Ristorante
Italiano. Nelle sue visite allestero cercava i Ristoranti italiani
e mi faceva dei rimproveri se trovava che non fossero in ordine, come
se fosse colpa di Ciao Italia. Era un periodo in cui nei ristoranti
si metteva al posto donore la fotografia del Presidente.
Carlo Azeglio Ciampi ci accolse con cordialità e la signora Rosetta
con entusiasmo. Quando il cerimoniale costrinse il Presidente ad allontanarsi,
la signora Rosetta rimase prigioniera dei Congressisti ed il Presidente
tornò indietro, scherzando Ho perduto mia moglie!
Anche il Presidente Giorgio Napolitano ci ha ricevuto con attenzione.
Ha voluto darci una udienza ufficiale, con tutte le formalità delle udienze
importanti, compreso il discorso del Ministro che, per competenza, deve
accompagnare il Presidente della Repubblica. Il Ministro competente, ovviamente,
era il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Paolo
De Castro. In quella occasione il Ministro fu costretto ad
annunciare un programma che poi non si volle realizzare. Ma Giorgio
Napolitano ci aveva provato. Finiti i discorsi ufficiali, il Presidente
ruppe la formalità con cui ci aveva onorato e volle salutare tutti, uno
per uno, gettando il cerimoniale nella più cupa disperazione. I Presidenti,
tutti i Presidenti hanno reso onore al lavoro della Ristorazione Italiana
nel mondo.
Sono stati trenta anni importanti per la cucina italiana.
Ora la ristorazione italiana è destinata a morire? La qualità conquistata
con lo studio, con il lavoro ed il sacrificio dovrà cedere il passo alla
cucina adulterata che costa meno? Le nuove generazioni sapranno affrontare
questo lavoro duro e sacrificante? E, se anche avessero la vocazione,
avranno le scuole? E mentre tutta la grande ristorazione fa alcuni piatti
italiani, magari reinventati, ci sarà ancora un vero Ristorante Italiano,
classico, tipico, riconoscibile, innovativo, ma fedele? E di questi problemi,
chi si occuperà?
Un alto dirigente della Farnesina ci ha risposto: Quando il Ministero
dell Agricoltura avrà una strategia chiara e definita, collaboreremo.
Prima di allora non è competenza nostra. Il Ministero della
Agricoltura ha una strategia?
Ma quale che sia la strategia o di chiunque sia la competenza, è giusto
e doveroso dire che i primi a rimboccarsi le maniche devono essere i Ristoratori
stessi.
Oggi questo gruppo é come una squadra di grandi campioni che rischia di
perdere perché non sa giocare assieme. Per questo il titolo del nostro
X° Congresso è una frase di J. F. Kennedy: Non chiedete
al vostro Paese cosa può fare per voi. Chiedetevi cosa voi potete fare
per il vostro Paese
Congresso. Io continuo chiamarlo così, non importa
se la comunicazione ha voluto chiamarlo convention.
Se siamo riusciti a costruire un impero da soli, perché non tentare noi
stessi di salvare limpero? Secondo me avete tutto quello che serve
per farlo e farlo bene.
Siamo nel pieno di una grande crisi mondiale. E non è soltanto una crisi
economica. E anche un crisi di sistemi politici, di ideologie e
di valori. In pochi anni sono tramontati gli ideali che, bene o male,
avevano guidato le passioni di due secoli. Sono caduti i sistemi totalitari,
si è spento il socialismo,è crollato il comunismo, sta dissolvendosi il
sistema capitalistico individualista e speculativo.
Ma noi abbiamo in mano unarte che non muore e dei valori, come lospitalità,
che sono necessari per lavvenire, e per costruire questo avvenire.
Serviamo, ne sono certo, per proporre delle ipotesi che costruiranno il
post-crisi mondiale.
Non tutti i Ristoranti potranno sopravvivere e quindi dovremo creare una
netta separazione fra lalta qualità e la mediocri generalizzazioni.
Non potremo impedire che molti piatti italiani vengano fatti, anche molto
bene e persino abilmente modificati, dai grandi ristoranti e chefs di
altra etnia, anzi, benissimo che ciò accada, è litalicità che cresce
nel mondo, e allautentica cucina italiana litalicità non può
fare che un gran bene, ma dovremo tenere alto il livello di tipicità
italiana ricorrendo alle ricchezze ignorate dei nostri territori,
e il livello di guardia e attenzione perché la contaminazione
non diventi inquinamento.
Dovremo costruire un solido rapporto di collaborazione con Buonitalia,
la società che si occupa della promozione del prodotto italiano genuino
perché la grande rete dei ristoranti italiani nel mondo è innaturale,
insostituibile, insperato strumento di promozione della vera cucina italiana
e dei suoi inimitabili prodotti.
Ci dovremo alleare con Carlin Petrini ed il suo glocalismo, con
i produttori di alta specializzazione, piuttosto che con lAccademia
Barilla, che ha scelto di essere presente allappuntamento pugliese
con il suo Presidente Gianluigi Zenti. In questa direzione dobbiamo
trovare lalleanza con le Regioni e le loro politiche di promozione
dei prodotti tipici di alta qualità.
La Puglia ospita nuovamente un nostro Congresso: è lavvedutezza
di una certa classe dirigente del Sud che speriamo di ritrovare forte
nel post-crisi. E una regione, la Puglia, madre di grandi prodotti,
che ha maturato grandi risultati, e che cerca di riprendere il suo posto,
anzi direi la sua missione, nel Mediterraneo. La sua alleanza con i ristoratori
italiani darà buoni frutti.
Dovremo creare noi stessi circuiti di qualità ed elevare il grado di cultura.
Dovremo chiedere aiuto alla scuola ed alle Università. In Puglia lUniversità
ci ha commossi: il Preside della Facoltà di Agraria dellUniversità
di Bari, Vito Nicola Savino, insieme con il responsabile Corso di Studio
in Beni Enogastronomici, Professor Mauro Di Giandomenico,
hanno risposto entusiasti al nostro appello e per il Congresso hanno organizzato
il Coordinamento delle Università di Puglia (Bari, Lecce,
Foggia, Politecnico di Bari) e, chiamando a raccolta gli Istituti Alberghieri
della regione, ci hanno sorretti nella progettazione e nella realizzazione
del workshop Formazione. E grazie a loro se al nostro Congresso
avremo studenti degli Istituti Alberghieri e universitari
che contribuiranno alle nostre riflessioni e ai nostri lavori. Mi auguro
che questo grande sforzo culturale confluito nel Coordinamento delle
Università di Puglia possa, dal 20 aprile in poi, iniziare un percorso
che ci veda lavorare insieme nel mondo.
Dovremo imparare a coniugare la cucina con larte e con la musica.
Avremo, in questo bisogno degli Istituti Italiani di Cultura, ma anche
dei singoli, delle menti più generose che hanno da dire e
da dare. Tra i primi che hanno risposto al nostro appello
per questo appuntamento pugliese, Michela Bondardo, la fondatrice
del Premio Impresa e Cultura, che ha chiamato a raccolta alcune bellissime
teste quali
.
Dovremo essere in grado di allearci fra di noi e creare imprese per diminuire
i costi della distribuzione, e migliorare la formazione e linformazione
sul Consumatore. Ritengo che alcune realtà che, sia pure con molto attendismo
e circospezione, hanno iniziato a guardare a questo X Congresso -penso
al Coldiretti veneta, che molto avrebbe da contribuirci in termini di
buone prassi sulla filiera ultra-corta (KMzero) della distribuzione, penso
al sistema RAI, piuttosto che ai giganti che, forse, controlleranno la
web tv dei prossimi anni (Ericsson e non solo), allinformazione
specializzata che sempre più sceglie i new media- potrebbero essere nostri
partners strategici nel futuro.
Dovremo imparare ad essere i selezionatori e fornitori
del Made in Italy per i nostri Clienti, e curare la loro fedelizzazione
italiana, il loro percorso di crescita nellitalicità.
Dovremo usare meglio i nostri ristoranti come i nostri siti internet,
lavorare con i nostri Clienti per ripensare il nostro servizio,
i nostri piatti, e allargare la gamma dei servizi che siamo in grado di
offrire. In una parola dobbiamo diventare sistema. Si, e non
solo, dobbiamo, hanno ragione Marina Garzoni e Andrea Granelli, ripensare
le nostre strategie e i nostri modelli di business per co-creare
il futuro della ristorazione italiana nel mondo insieme ai
nostri Clienti, a partire da loro. Su questo percorso, Marina Garzoni
mi auguro ci vorrà accompagnare, sorreggendoci con la sua capacità a sferzarci
al futuro, ma dovremo lavorare insieme anche a Assocamerestero,
che ha inteso contribuire ai nostri lavori proponendoci uno sguardo allaltra
ristorazione italiana, che è sempre, appunto, italiana, e con la quale
una collaborazione sarebbe reciprocamente utile, la ristorazione delle
grandi catene tricolore, e, accompagnati da Assocamerestero sarà
utile trovare il modo di lavorare con la rete delle Camere di Commercio
Italiane, le Associazioni di Categoria (da Confcommercio, a Confindustria,
a Coldiretti). Dovremo partecipare allinnovazione del Made in
Italy nella prospettiva della creazione di un Made for Italici
co-creato da utenti-consumatori e produttori insieme.
Dovremo trovare una nuova generazione, a cominciare da chi scrive. Dovremo
usare la crisi per maturare nuove idee e nuovi progetti, superando per
sempre le liti stupide, le gelosie insopportabili, le faide infantili,
le polemiche archeologiche.
Se sapremo combattere assieme e fare squadra salveremo noi e aiuteremo
il nostro Paese a salvarsi. Se no, no!
Bartolo Ciccardini
Fondatore e Presidente Mondo
di Ciao Italia Ristoranti Italiani
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