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Una proposta di Nichi
Vendola
X° Congresso di Ciao
Italia del 15 aprile 2009
(Discorso pronunciato dal Presidente Nichi Vendola
al Congresso di Ciao Italia. Il Presidente della Regione Puglia inizia
il discorso scherzando sul fatto che avrebbe potuto non essere riconfermato
il suo incarico nelle elezioni del 2010. Nonostante le difficoltà Vendola
è stato rieletto Presidente della Puglia ed il suo discorso di un anno
fa assume oggi, un particolare valore)
Nel caso non mi vada bene il mestiere attuale, mi sono
preparato un paracadute, unuscita cinematografica! Scherzo. Ho partecipato
ad un film (Focaccia Blus) che potrebbe essere un momento
importante nella cultura gastronomica italiana. Nel film io recito una
piccola parte che è imparentata con la storia della cucina: sono lesercente
di un cinema che trasmette, mette in scena, soltanto film di qualità e,
quindi, è un cinema abbastanza sfortunato e solitario, rispetto ai cinema
affollati perché mettono sullo schermo prodotti di grande volgarità, molto
commerciali, al limite della pornografia, dove vengono sparse quantità
di sangue davvero impressionanti.
Noi nel nostro film vogliamo spargere grandi quantità di olio, profumi
e sapori. Vogliamo ragionare sul fatto che una cattiva globalizzazione
uccide leconomia, uccide le culture tipiche, le culture particolari,
le culture locali; Uccide la cultura delle differenze, delle diversità.
Uccide le storie delle comunità.
Il cibo, soprattutto nel nostro bacino del Mediterraneo, è stato probabilmente
il punto più alto della socialità, della celebrazione dellamicizia,
del diventare comunità, dellessere famiglia.
Io ho ancora letà per aver vissuto in una famiglia in cui allora
di cena si spegneva la televisione, perché era il momento in cui la famiglia
si guardava in faccia ed attorno al cibo costruiva le narrazioni di tre
generazioni. Era il tempo in cui le famiglie avevano tre generazioni:
i nonni, i genitori e i figli. Ora i nonni non ci sono più, (nella maggior
parte delle famiglie sono stati, se posso usare un lessico economicistico,
delocalizzati) come esuberi delleconomia domestica. Sono stati collocati
fuori, in una specie di cassa integrazione anagrafica senza
ammortizzatori sociali. Si è spezzata la comunicazione tra le generazioni
ed il cibo ha cominciato a cambiare funzione, ruolo. Il cibo è diventato
più importante dello stare assieme godendo dei sapori che contengono i
segreti delle culture più antiche. Il cibo è diventato una funzione biologico-commerciale,
e questo ha consentito, appunto, il trionfo del fast food.
Il fast food, lo dice la parola stessa, è proprio la mortificazione
dellidea del cibo come rallentamento, come pausa
di socialità, come prendere tempo, come perdere
tempo. Il fast food è il cibo veloce. Siccome
la mia vita è di corsa, siccome io vivo lungo il tragitto di una
distanza tra dove dormo e dove faccio tutte le altre cose, lungo
questo tragitto, ho anche una velocissima pausa per funzioni fisiologiche
e funzioni biologiche, per il cibo ridotto a nutrimento, non a nutrimento
dellanima ma a nutrimento del corpo, non a nutrimento delle relazioni
con le altre persone. Ecco che avviene uno slittamento verso un
età oscura, unetà in cui si perdono punti di riferimento fondamentali
del senso della vita, come senso delle relazioni con gli altri.
Tutto questo per dire che la cucina italiana senza fare troppa
retorica, senza sventolare vessilli, patriottardi un po bolsi,
è un viatico per una buona globalizzazione. Noi non siamo nemici della
globalizzazione, siamo nemici della cattiva globalizzazione. Siamo nemici
della globalizzazione che uccide le culture particolari, fatta soltanto
nel nome del mercato e dei profitti. Noi siamo per la globalizzazione
che mette ciascuno, in qualunque parte del mondo, nella condizione di
poter goder di beni, servizi, sapori che diventano disponibili per lumanità
intera.
Perché la gastronomia italiana è particolare? Perché è una gastronomia
che cumula una varietà di storie locali straordinarie. Ho avuto ultimamente
una disputa, in un convegno, su cucina pugliese e cucina sarda (ma non
era un convegno di cucina era un convegno che aveva a che fare con lidea
del confine e con le diverse storie locali nel Mediterraneo) in cui si
diceva che la cucina sarda, per esempio, non ha elaborato il rapporto
col mare: nella cucina sarda cè prevalentemente lentroterra
e il mare è un muro che avvolge e conchiude lisola.
Mentre, nella storia pugliese (anche la cucina è un sintomo di questo)
gli ottocento chilometri di costa sono sempre stati un trampolino, un
punto di partenza o un punto di approdo. Ottocento chilometri in cui una
porta unisce Oriente e Occidente.
Qui, proprio in questa città, i baresi hanno sempre vissuto come sulla
punta di questo Ovest che si fa Est, scrutando il Levante, avendo un po
di curiosità per quello che cera dallaltra parte del mare.
Sono stati, quindi, gente che è partita, gente che si è tuffata, marinai,
commercianti che hanno esportato questa idea del cibo che profuma già
dentro i vicoli della città vecchia, ma che racconta appunto, che qui
siamo un Occidente strano. Nella nostra cucina siamo un Occidente che
diventa rapidamente arabo; nella nostra cucina siamo un Occidente che
ha qualche radice greca; nella nostra cucina siamo protesi verso il mondo
di Palestina; nella nostra cucina abbiamo radici giudaiche.
La nostra cucina è una mescolanza, è un crocevia esattamente come la nostra
architettura, come le piazze, le pietre, i castelli, i sedimenti culturali
che nei millenni hanno fatto di questo pezzo (di questo cuore del Mediterraneo
che è la Puglia)un luogo mescolato. Come nelle nostre cucine, come nelle
nostre paste al forno, come nella capacità di intingere una storia particolare,
nelle altre storie, quelle dei dominatori. Sono passati tutti qui, e se
voi fate una passeggiata per Bari, prima di mangiare vi accorgete che
le pietre raccontano questo cumulo di storie millenarie. Sono pietre arabe,
sveve, normanne, angioine, parlano di questa varietà e costruiscono una
tipologia unica come è la nostra cucina.
La nostra cucina è aperta, ed è una cucina che sa trattenere i sapori
della terra e che si sa aprire ai sapori del mare.
Quanto mi sarebbe piaciuto avere il tempo per organizzare uno strano connubio
tra la cucina giapponese e la cucina barese! Da due parti così lontane
del mondo si può scoprire una felice ibridazione dei cibi liberati da
tutto ciò che si accumula sopra, come a nasconderne il sapore ultimo,
il sapore più segreto, come invece è nel trionfo del crudo.
Ecco io penso che possiamo vivere sperimentazioni interessanti. Voi, ristoratori
italiani nel mondo, siete non soltanto una importante attività economica,
ma anche dei testimonial di questa cultura. Siete testimonial tanto
più preziosi perché sta diventando difficile il tempo della rigenerazione,
di una nuova leva di ristoratori italiani nel mondo.
Troppe volte mi capita di entrare in un ristorante italiano e di scoprire,
in qualche parte del mondo, che è un ristorante multietnico e che
va bene ma non cè neanche un italiano in cucina. Mi è capitato
qualche volta di scoprire che litalianità era soltanto una
griffe, un scritta ristorante italiano, il tricolore,
ma dentro non cera niente non dico di etnicamente rilevante
- ma di gastronomicamente riferibile ad una scuola, o a tutte le scuole,
o ad una tradizione.
Io penso che questo è il problema dellultima generazione di immigrati,
la generazione che fa fatica anche a parlare la lingua italiana, i figli
dei figli dei figli.
Però il vostro compito è specifico! Non è un compito da coccardina, non
è un compito che può nascere e morire con lascolto dellInno
di Mameli, non ce la caviamo così! È un compito che riguarda le attività
di formazione ad una cultura, quindi formazione professionale, è un compito
che riguarda la possibilità di fare della cultura italiana, inclusa quella
gastronomica, una cosa viva, una cattedra ambulante che guadagna
discepoli, che guadagna studenti, che guadagna pubblico.
Ecco dobbiamo fare questo, altrimenti il nostro marchio vivrà soltanto
di gloria. Ma la gloria ha una vita breve. Noi invece abbiamo le carte
giuste, il menù a posto, per poter presentare a fronte delle future generazioni
questa tavola imbandita, non soltanto di sapori speciali ma anche di suggestioni
millenarie, anche di una storia che fece dellaccoglienza, della
cordialità e dellospitalità, il cuore del genio italico.
Nichi Vendola
Presidente della Regione Puglia
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