CIAO ITALIA
Ristoranti Italiani nel mondo
a
C O U S C O U S
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SAN VITO LO CAPO e dintorni

Una grande curiosità ci ha spinto ad andare San Vito Lo
Capo (Trapani), per partecipare al COUS COUS FEST
- 8° edizione, il piatto della pace e simbolo di integrazione
tra popoli e culture differenti. Il nostro grande desiderio era quello di osservare
la sfida tra i migliori chef del Mediterraneo nella preparazione del cous
cous, ed assaporare il cous cous sanvitese, la straordinaria
e fantasiosa gastronomia siciliana, la migliore produzione vitivinicola siciliana
e quelli liquorosi delle isole minori, la classica pasticceria siciliana, da
ricordare i cannoli, le cassatele e le cassate con la ricotta morbida e profumata
e i dolci di mandorla.
E stato difficile arrivare a San Vito Lo Capo, cè
una sola strada che conduce allestrema punta della costa nord occidentale
della Sicilia, costeggiando uno dei più bei panorami dItalia:
la Riserva Naturale dello "Zingaro", che si estende fra San Vito lo
Capo e Scopello, sette chilometri di costa e 1.700 ettari di natura incontaminata.

Siamo andati a visitare la Riserva Naturale
dello "Zingaro" camminando sui lunghi sentieri ben indicati, tra
la ricca vegetazione dalle piante rare e endemiche, come la palma nana, i carrubi,
olivi, frassini, qualche fusto da sughero, leuforbia e il lentrisco.
La stanchezza stava invadendoci, quando allimprovviso appare, al centro
della Riserva, la Grotta dellUzzo dove si sono ritrovati
i primi insediamenti umani di questa area.
Alzando gli occhi vediamo volteggiare armoniosamente grandi ali, riusciamo a
riconoscere alcuni rapaci, come il Falco Pellegrino, lAquila del Bonelli,
la Poiana, il Nibbio, il Gheppio.
Arrivati in una suggestiva caletta, ci fermiamo e facciamo il bagno nel mare
blu intenso e molto salato, con fondali limpidi ricchi di pesci, rocce a
picco, i suoi bellissimi fondali,grotte sottomarine.
Queste zone erano ricche di tonni, tanto che larea
era chiamata "Cetaria".
Mai viste tante tonnare, labbiamo visitate tutte o quasi,
ed è stato affascinante immaginare la mattanza.
Che delusione però vedere lo stato dabbandono in cui sono tenute, tanto
da rischiare una loro definitiva scomparsa. I cartelli indicatori invogliano,
come tanti turisti che abbiamo incontrato, a deviare dalle strade principali,
ma solo un mare dincanto può lenire lo sconforto.
Amiamo i posti selvaggi, ma muri rotti e pareti pericolanti sono unaltra
cosa.
Non possiamo credere che la gente del luogo si possa rassegnare alla scomparsa
delle tonnare che, anche se inattive, devono essere restaurate per restare come
dei monumenti di una civiltà marinara.
Non si deve poi dimenticare laspetto commerciale che potrebbero assumere
quali borghi di vendita dei prodotti della pesca.
Un appello alla Provincia ed al Comune
mentre da parte nostra ci proponiamo, singolarmente come professionisti, e come
CIAO ITALIA insieme a tutti i soci sparsi nel mondo, a realizzare un
Progetto di riqualificazione ambientale, fornendo la nostra opera gratuitamente
e garantendo una grande festa con la presenza dei Ristoratori Italiani allestero.
Le tonnare non devono morire
Nuova vita alle tonnare.
San Vito Antico è un borgo marinaro, dai colori
tipicamente mediterranei con una forte impronta araba; case bianche, basse,
rivestite di buganvillea; mare cristallino di colore turchese, lunga e larga
spiaggia di sabbia chiara, bianchissima. Strade larghe e dritte; profumi intensi
che si sprigionano nellaria: odore penetrante di gelsomini, di cannella,
di cucinato, il tutto in un contrasto di luci brillanti, accecanti di giorno
misteriose la sera.
San Vito Lo Capo, siamo tentati di affermare tutta
la Sicilia in Capo. La fredda Europa è lontana e la calda Africa è
già nellaria.
Tanti popoli sono passati in questa terra e tutti hanno lasciato la propria
impronta, portando i loro usi, costumi e tradizioni che sapientemente sono stati
assimilati, amalgamati e rielaborati dalla gente del luogo, tanto da farne una
loro caratteristica tipica ed originale.
E la cucina e la gastronomia che può darci lesempio tipico delle
nostre affermazioni.
Del cous cous è dobbligo parlarne diffusamente, ma è dei
vini che vogliamo spendere due parole essendo uno dei prodotti
di questa terra che forse più interessa i soci di CIAO ITALIA, i Ristoratori
Italiani nel Mondo. Sotto il sole arroventato maturano uve autoctone come
linzolia, il catarrato, il nero davola, il grillo e altre alloctone,
dalle quali scaturiscono vini caldi e generosi,che allietano il palato, inebriano
lolfatto e scaldano il cuore.
Come non citare il Marsala, dallarabo Marsa-Allah, dal quale
sono oggi derivati tutta una serie di vini più moderni dellultima generazione,
di giusta gradazione e così superbi da stupire e conquistare i veri intenditori.
Al Cous Cous fest hanno partecipato
i paesi che si affacciano nel Mediterraneo: Italia, Marocco, Tunisia, Algeria,
Costa DAvorio, Senegal, Israele e Palestina.
Gli chef si sono cimentati in una gara tra i fornelli per strappare il titolo
di Miglior Cous Cous alla Tunisia, paese vincitore dellultima edizione,
cucinati secondo la propria tradizione gastronomica dalla carne alle verdure,
dal pesce alle spezie.
Cornice, ma anche coprotagonista, alla gara, nel centro
storico della cittadina, sono stati allestiti stand con le produzioni tipiche
del trapanese, il vino e lolio, prodotti gastronomici e artigianali della
Sicilia e dei paesi ospiti, che hanno attirato esperti ed addetti ai lavori.
Villaggi gastronomici allestiti, ove si assiste al rito antico, quasi un mantra,
della lavorazione del cous cous e per poi degustarne tutte le varianti accompagnate
dai migliori vini siciliani.
Anche la notte è da vivere a San Vito Lo Capo, tuffarsi
nella folla che ogni sera popola le strade del centro, dove si assaggia il tipico
piatto, degustando i vini locali.
Tutte le sere le strade erano inondate di musica tradizionale siciliana
e di quella etnica con il Cous Cous Live Music, che ogni
anno ospita i protagonisti della fusion e world music, concerti
di musica etnica.
Da San Vito Lo Capo abbiamo fatto alcune escursioni.

Siamo andati nella città medievale di Erice, di una
bellezza indimenticabile, antica città fenicia e greca, arroccata a 751 m di
altezza sul monte che porta lo stesso nome, coronato da un altopiano di
forma triangolare a terrazza sul mare, invasa misteriosamente sempre dalla nebbia.
Il tramonto ha dei colori cangianti che si riflettono sul mare, il sole cala
dietro le isole Egadi, il riverbero dei cristalli di sale delle antiche saline,
la forma di falce della Città di Trapani, tutto sembra scintillare allimbrunire.
Nelle giornate particolarmente nitide, allorizzonte si scorge la costa
africana e lisola di Ustica. Un sito caratterizza Erice, Difesa da bastioni
e mura, la città è un labirinto di stradine acciottolate e di varchi così stretti
da permettere il passaggio di un solo uomo. Le case, serrate le une alle altre,
hanno graziosi e curati cortili interni, difesi e protetti dalla vista dei passanti
in modo che la vita familiare si svolga nella più completa intimità.

Poi ci siamo recati nellantico imbarcadero dove siamo
salpati per Mozia, la piccola isola al centro dello Stagnone, il più
importante insediamento fenicio in Sicilia. Fenici e siculi mantenevano tra
loro uno scambio commerciale, finché nel 397 a.C. i siracusani distrussero Mozia,
e gli esuli si stabilirono sullisola maggiore, gettando le fondamenta
di quella che sarebbe diventata Marsala. Una volta giunti a destinazione, i
profumi della macchia mediterranea accompagnano fino al museo Whitaker,
intitolato al proprietario inglese dellisola che organizzò la prima campagna
di scavi, dove viene custodito Il giovanetto di Mozia, la statua che
raffigura un ragazzo con la tunica, scoperta nel 1979 sotto un cumulo di pietre.
Si può essere colti dalla sindrome di Stendhal tanta è leleganza di questa
scultura di stile greco, in marmo della Tessaglia, che risale al V secolo a.C.

PRIMO PREMIO: cous cous dorzo alle
verdure dei berberi.
Ha vinto il primo premio per il miglior cous cous algerino
Sid Ali Lahlou, strappando il titolo al tunisino Arroum Mimoun Messai
Abdallah con la ricetta del Cous cous
dorzo alle verdure.
Lautore algerino è titolare della Maison Du Cous Cous
Lahlou, a Tizi Ouzou in Algeria, dove non ci sono macchinari ma soltanto
vecchie bilance e trecento donne, dai 20 ai 50 anni, che lavorano la semola
con le mani senza guanti, producendone circa 70.000 tonnellate allanno.
Gli ingredienti della ricetta del cous cous dorzo
alle verdure sono: pomodori, zucchine, carote, fagiolini, carne di manzo.

Lorella Del Grosso
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