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Shambles. I disegni di Apicella. Il nostro agente a New York. La Buca, di Giuseppe Giuliani a Philadelphia. Una cattiva notizia. Una lettera dalla Malaysia. Tre notizie per dessert - Gennaio 2007

Carissimi amici,

vi avevo promesso qualche lettera interessante dei nostri soci per descrivere i loro ristoranti ed ascoltare le loro opinioni. Mi accorgo con dispiacere che è passato molto tempo da quando ho fatto questa promessa e cerco di rimediare immediatamente.

Shambles

Cominciamo con il nostro grande amico, Franco Langella che ci scrive da Teddington, splendido borgo medievale nel territorio della grande Londra. Il Ristorante di Franco non ha un nome italiano. Indovinate perché? La cosa è molto semplice: il Ristorante è situato in un edificio storico del 1600, che era adibito a mattatoio della comunità, quando esistevano ancora le terre comuni (quelli che da noi vengono chiamati “usi civici”). In inglese il mattatoio comunale si chiama “shambles”. Non dovete pensare ad un mattatoio moderno, ma ad un vecchio edificio adibito a quella funzione che porta un nome storico. Per esempio anche la via più antica e più famosa di York (la via medievale più frequentata d’Europa), si chiama Shambles, perché evidentemente ospitava dei macelli. Come del resto a Roma la famosa Via Due Macelli. E’ evidente che Franco Langella ha dovuto lasciare il nome storico (ed ha fatto bene) ed il suo ristorante si chiama SHAMBLES BAR ( che non significa che è un bar, ma significa barra del mattatoio). Ci scrive Franco: “E’ una costruzione che è stata citata da English Heritage, di importanza storica, definita “Grade II Listed Building”. Non è una costruzione imponente, ma nella sua semplicità è caratteristica, con pavimenti a lastroni di pietra di York, con ancora nel loro posto i ganci fatti a mano per appendere le carni e le selvaggine, probabilmente del ‘600. Nel terreno che ora usiamo come giardino, con una ventina di tavoli nel periodo estivo, durante i lavori di restauro trovammo migliaia di conchiglie di ostriche e capesante che in quei vecchi tempi errano cibi per poveri!!!”.

I disegni di Apicella.

Alvaro Maccioni ci ha portato i saluti di Vincenzo Apicella, che aveva aperto a Londra il Ristorante, dove lui è subentrato e che oggi è “La Famiglia”. Negli anni ‘70 era un Ristorante notissimo, perché Apicella teneva esposta al Bar una scultura pop che rappresentava, appunto, un cliente che stava al bar, originale e perfetta in tutti i particolari. Apicella non solo è sempre vivo, ma continua a fare disegni come faceva a Roma prima di diventare ristoratore a Londra ed ha pubblicato recentemente un libro di fumetti. Con la stagionatura Vincenzo è diventato più cattivo e fa fumetti che mordono. Noi abbiamo in sede un disegno di Apicella molto bello “I Love NY”, che un giorno vi manderò se riuscirò a rimpicciolirlo. Auguri e saluti al nostro antico socio.

Il nostro agente a New York

Ornella Fado, il nostro agente a NY seguita a fare cose bellissime. Vi segnaliamo le ultime. Una sua intervista molto importante sulla situazione della cucina italiana che potrete leggere nella sua versione integrale ciccando questo link: http://www.informacibo.it/Bricarello/ornellafado.htm Una sola citazione: “Ma, nonostante la presenza di personaggi che fanno onore alla cucina italiana, Ornella mostra pollice verso nei confronti di ... Ristoranti come Carmine's (ristorante “ pseudo italiano” di New York di grande successo) che continuano a cucinare con tonnellate di aglio, a fare la chicken Parmigiana e la Cesars salad. Ma magari aiuterà coloro che vogliono onestamente provare il gusto italiano a riconoscere l'autentico dallo stereotipo della cucina italiana.” “Cosa consigliare agli italiani che vanno a New York? Be` certamente di dare uno sguardo al mio web site per scegliere un ristorante italiano.. ... scherzi a parte visto che siamo italiani, leggiamo il Menu che viene esposto fuori dal ristorante e vediamo se ci sono errori di ortografia (dubito che nel 2006 ci siano ancora degli analfabeti italiani) comunque se non ci si prende neanche la briga di consultare un vocabolario prima di stampare il Menu... come possiamo essere sicuri che la pasta sia al dente?”. Ornella, che di professione è una regista di film, ha fatto diverse biografie o presentazioni di Ristoranti Italiani. L’ultimo documentario, bellissimo, è dedicato a Giuseppe Giuliani, di Philadelphia (in Pennsylvania), nostro antico socio, premiato con la Insegna del Ristorante Italiano, consegnata dal Presidente Scalfaro.

La Buca, di Giuseppe Giuliani a Philadelphia

Per vedere intervista di Ornella a Giuliani cliccate su http://www.brindiamotv.com/blogs Il nostro Giuseppe, uno dei migliori in USA, ha una bella faccia da Presidente degli USA, o almeno da senatore. Il “Restaurant Report” cita: “Giuseppe Giuliani of Ristorante La Buca has enjoyed a most interesting year, if indeed awards are a true measure of success. In the span of a few months, La Buca received a DiRoNa Award (Distinguished Restaurants of North America) and was chosen as a winner of the "Insegna del Ristorante Italiano nel Mondo" granted to selected Italian restaurants that have demonstrated superior achievement in the culinary arts, and that over the years, have acted as "goodwill ambassadors" for all Italian things. As an indication of how seriously the Italian government takes this award, it was presented to Mr. Giuliani in person by the President of Italy, Oscar Luigi Scalfaro. Restaurant Report”.    Il Ristorante “La Buca” è famoso anche per dei grandi affreschi di stile michelangiolesco e per i trompe-oeil che imitano delle finestre aperte su paesaggi italiani. Caro Giuliani, ci vuoi confidare con quale criterio hai scelto queste pitture e questi soggetti?

Una cattiva notizia da New York

Una notizia che riprendiamo da un servizio di Vanna Vannuccini da New York ci ha colpito al cuore: Chiude l’ospedale degli italiani, fondato nel 1842 da Madre Cabrini, la prima Santa americana”. Madre Francesca Saverio Cabrini, una piccola suora, sorella di un deputato socialista, fu mandata da Leone XIII ad aiutare le centinaia di migliaia di italiani emigrati, sfruttati e maltrattati. Nel 1892 fonda a New York il suo primo “Columbus Hospital” per gli italiani. L’ospedale è una delle più antiche testimonianze a New York dei tempi duri della emigrazione italiana nel mondo. Fu costruito con il denaro raccolto con l’aiuto della contessa Cesuola, moglie del direttore del Metropolitan Museum. Madre Cabrini morirà a Chicago nel 1917, esattamente novant’anni fa. In 90 anni ne abbiamo fatta di strada. Ma se i Ristoratori Italiani di New York fossero più uniti, non facessero sempre polemiche di paese, fossero meno egoisti e pensassero anche a quelli che sono più sfortunati, non leggeremmo queste notizie. Signori miei, fatevi un esame di coscienza.

Una lettera dalla Malaysia

Ci scrive Luigi Azzaro, presidente della sezione di Ciao Italia in Kuala Lumpur: “Cari Amici di Ciao Italia, da un lato vedo che Ciao Italia tenta di muoversi indipendentemente per tutelare gli interessi culturali, di identità nazionale e gastronomica dei ristoranti italiani all'estero. Grande iniziative che va applaudita per la grande visione e la capacità mentale di capire l'importanza della attività. Invece di dare tutto il supporto alla visione di Ciao Italia, nel proteggere gli interessi della cucina italiana e, soprattutto, dei ristoratori italiani all'estero, i politici perdono tempo. Bisognerebbe invece centralizzare e standardizzare il controllo di qualità e di identità culturale e gastronomica che riduce la grande tradizione culinaria italiana a semplici e spesso disgustosi piatti di pizza e pasta. La Francia, l'Australia, la Spagna, la Germania e anche il Sud Africa stanno spingendo molto sulla promozione della loro gastronomia specialmente in Cina e Giappone, mentre in Italia ci si ostacola a vicenda su chi dovrebbe prendersi il merito, l'onore o l'onere ti promuovere il prodotto made-in-Italy. Come cuoco e anche esperto conoscitore della cucina e del prodotto made in Italy vedo con stupore quante imitazioni di ristorante italiano ci sono in Asia, mentre i ristoranti asiatici mantengono la loro identità in Italia o in Europa. Per fare due conti. L'ultimo censimento dei ristoranti italiani in Malesia vede sul mercato della ristorazione circa 14 cuochi italiani e circa 320 ristoranti italiani, pseudo-italiani o falsamente italiani. Difficile trovare un ristorante francese dove il cuoco non sia francese o il proprietario non sia francese. L'Alliance Francaise farebbe di tutto per screditare falsi ristoranti francesi o comunque li riconoscerebbe solo dopo un lungo processo di controllo di qualità basato su periodiche ispezioni. Le Ambasciate tedesca, francese, spagnola sudafricana, peruviana e brasiliana sono famose per gli eventi e manifestazioni organizzate ogni anno in Malesia e Singapore con tutti i benefici pubblicitari e di immagine che vengono goduti dai loro connazionali ristoratori. 12 anni in Malesia e ancora devo vedere un grande evento per il Made in Italy. Comunque per gli Amici di Ciao Italia in Malesia ho appena finito di raccogliere le adesioni volontarie di otto prestigiose figure del mondo della cultura, professionale, politico e governativo che formeranno il comitato formativo della associazione Ciao Italia Malesia”.

Ringraziamo il grande Luigi. La sua lettera era molto lunga ed abbiamo dovuta sforbiciarla un po’, ma credo che siamo riusciti a mantenerne intera la sostanza e la preoccupazione. Tre notizie per dessert Salvatore Cossu, mio compaesano, lavora da anni come ristoratore a Phuket. Le onde dello Tsunami gli hanno distrutto il locale, ma lui lo ha ricostruito meglio di prima ed oggi ci scrive: “Il tempo non è passato invano”. Evvai! Caro Salvatore ti siamo tutti vicini e ci congratuliamo con te.

Emilio Baglioni presidente della California,

Ci ha telefonato e, tramite noi, manda l’augurio a tutti i soci di Ciao Italia nel mondo, ovviamente dal Nevada. (ma che ci fa Emilio in Nevada? Promuove il “Trebbotte”?). Sergio Oriente del Ristorante Sergio’s Italian Garden’s in Tropicana Avenue di Las Vegas, www.sergiosrestaurant.com, premiato come “Five Star Diamonds” – “Best of the Best” (International Academy Hospitality Science) e votato eccellente da Zagat, è un nuovo nostro Socio. Benvenuto nella nostra comitiva.

Cari amici, scusate se questa volta ho allungato il brodo. Abbiate pazienza, la prossima volta sarò telegrafica. Vi voglio dire solo un’ultima cosa: “Avete notato il menù di Natale dichiarato dal Presidente Ciccardini nella sua ultima intervista?”. Vi rivelerò un segreto: era tutto la metà della metà. Io invece mi sono fatta il suo piatto preferito che sono le frittelle di baccalà, come le faceva la mia nonna molisana, ma non diteglielo se no crepa di invidia!

Vi abbraccio e aspetto sempre tutte le vostre notizie,

la vostra Caterina