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Amor
che a nulla amato ...

di Lorella Del Grosso *
... Amor,
cha nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non mabbandona
Peccare, non per una violenta voglia di cibo che sazia
sì tanto, ma per soddisfare i cinque sensi.
Galeotto fu il cibo e chi lo preparò.
Siamo fra coloro che peccano, non per brutale sensualità, ma per una violenta
passione che nobilita la vita soddisfacendo il gusto, la vista, il tatto,
ludito e lolfatto. I sensi sono le nostre principali strutture
fisiche che ci permettono di interagire con il mondo che ci circonda.
Parafrasare così il sommo Poeta Dante è blasfemo, ma la cucina
italiana merita di essere accostata ai versi che esaltano la commovente
storia di Paolo e Francesca.
Già una volta (n.d.r. articolo su www.ciaoitalia.org
sez. in Italia) ho scritto del Mangiare con gli occhi dove
Mangiare e fare lamore hanno molte
cose in comune. In entrambi, i preliminari sono di fondamentale
importanza. Gli amanti, così come i commensali, sottostanno al rituale
della degustazione che impone, come prima azione, il mangiare
con gli occhi, vale a dire accondiscendere alla gratificazione che
procura la pregustazione visiva.
Mangiare per nutrire lanima. Mangiare, per sentire lodore
del mare, il rumore della risacca sugli scogli o delle onde che si rincorrono
sulla battigia. Una pietanza ben fatta può darci il sapore delle vacanze
o lodore della legna che brucia nel cammino e vedere la neve che
cade, mentre intorno a noi si percepisce il profumo delle arance, delle
caldarroste, della polenta.
Non parliamo poi di quellindispensabile nettare che deve completare,
accompagnare ed esaltare le diverse portate del nostro pasto. Il vino
spesso diventa il protagonista principe dellesperienza multisensoriale
del pranzo: il suo profumo di sottobosco, il suo colore rubino, la persistenza
in bocca, quel caldo rossore sulle guance e quella leggerezza che inebria
la mente
Attenzione! Dalla Grecia antica (Alceo di Mitilene, capitale
dellisola di Lesbo, contemporaneo di Saffo) ci viene la sollecitazione
al bere, ma senza eccedere.
Non mi convincerai a bere
troppo, ma neppure a non bere
Questo ed altro è la cucina italiana.
Al tempo. Qualcuno afferma che la cucina italiana non esiste. Come può,
infatti, solo per fare un esempio, appartenere allo stesso ceppo gastronomico
del Piemonte, con i suoi tartufi, con la bagna cauda,
con la ratatuja, con le costolette di cervo in crosta
di nocciole o con la finanziera (interiora, genitali di manzo,
bolliti in un miscuglio di aceto e vino barolo dove entrano anche il rognone,
la cervella di vitello, fegatini, animelle, creste di gallo e funghi),
la Sicilia, con la pasta con le sarde, la pasta alla
Norma (pezzetti di melanzana fritta, pomodoro, ricotta salata ),
pasta alla muddica (mollica tostata, insaporita con acciughe
stemperate nellolio bollente, pomodori e prezzemolo) o con il pescestocco
alla ghiotta.
Molti risponderebbero che no, non si può, visto che anche il pane
è radicalmente differente da una cittadina allaltra del bel Paese.
In ogni caso è sbagliato dire che la nostra cucina è regionale.
Esistono, infatti, diversità molto forti allinterno delle stesse
regioni.
La cucina, come la cultura italiana, la storia della sua gente, il paesaggio
italiano, è impossibile catalogarla come un unicum.
Esperienza unica è visitare lItalia, perché uniche
al mondo sono le sensazioni che si provano.
Umberto Eco, in un suo scritto, diceva: Se prendete unautomobile
e visitate gli Stati Uniti, vi può capitare di viaggiare giorni e giorni
per orizzonti sterminati sempre uguali con unesperienza
di immensità della natura, di ampi orizzonti, di distese senza confini.
In viaggio per lItalia non troveremo la vertigine verticale delle
cattedrali gotiche, limmensità delle piramidi, le cascate del Niagara,
ma, superate le Alpi, lorizzonte non si ampia mai:
.limitato
a destra da una collina, a sinistra da un moderato rilievo montano, e
il cammino è spezzato continuamente da piccoli centri abitati. Ad
ogni curva il paesaggio cambia, non solo e non tanto da regione a regione,
quanto allinterno della stessa regione. Ogni paese è diverso dallaltro,
con infinite gradazioni dalla montagna al mare, passando tra colline di
varia conformazione.
La diversità si riscontra nel carattere, nel pensiero, nel dialetto, negli
usi dei suoi abitanti che resistono nonostante la società multi etnica
e la globalizzazione dei giorni nostri.
La varietà di paesaggi, di lingue e di gruppi etnici caratterizza soprattutto
la cucina, tanto da poter affermare che scoprendola in tutte le sue specialità,
si penetra nella conoscenza dellanimo dei suoi abitanti.
I veri custodi della cucina del Paese non abitano nelle grandi città,
dove si subisce la commistione, senza cultura, di gente che viene e
che va, ma nei piccoli centri dove lambiente consente lassimilazione
e la crescita della cucina del luogo con la scoperta dei gusti già presenti
nel nostro DNA. Lelaborazione e linvenzione di nuove ricette
non è un tema studiato a tavolino, ma è il risultato desperienze
vissute in comune.
Da questi paesi e cittadine, la cucina italiana si arricchisce e si diffonde
per tutta la Nazione ed è pronta ad emigrare allestero attraverso
lopera dei nostri migliori Ristoratori italiani.
* Lorella Del Grosso
Staff di CIAO ITALIA Mondo.
Co-fondatrice di Selezione Italia
Marchio con il quale si esportano
Prodotti dEccellenza
del Made in Italy
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