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Come mai CIAO
ITALIA
sinteressa di cous cous?
Tutto Siciliano o quasi
Il cous cous fa parte della cucina
tradizionale siciliana, è un piatto di cui è impossibile definire
la storia e la ricetta. Base dellalimentazione mediterranea che
rispecchia usi, abitudini e culture diverse di paesi bagnati dallo stesso
mare. E uno dei pasti più antichi che si insediò in Italia, grazie
agli arabi che diffusero questa pietanza, retaggio di una
dominazione avvenuta secoli fa, dal nord Africa al Medio Oriente, dalla
Francia allItalia.
I Romani trasformarono il Nord Africa, la Sicilia e il
Medio Oriente in un enorme granaio portando il frumento.
In Sicilia questo piatto tradizionale
rimase contagiato dai sapori locali, tanto che a San
Vito Lo Capo e in tutta la costa Trapanese, da Mazara del Vallo
a Marsala sino alle isole Egadi, il cous cous si è sposato con
la mitica zuppa di pesce, la "ghiotta", sostituendo
il pesce alla carne, ingrediente tradizionale dei Berberi, popolo nomade
di pastori. Si preparava già prima dellarrivo dei pescatori tunisini.
Da sempre preparato nelle case della campagna e della costa trapanese,
il cous cous sembra essere tornato in auge agli inizi del secolo,
quando numerosi sanvitesi e trapanesi migrarono nei paesi del Nord Africa
riproponendone poi luso con le verdure, oppure dolce, alla frutta
secca e speziato.
La differenza fondamentale tra
cous cous siciliano e tunisino, sta nel modo di incocciare,
cioè lavorare a mano la semola, che è più grossa nel Trapanese a causa
delle macine dei mulini locali. Per quanto riguarda i rituali di preparazione,
la semola viene poi cotta a vapore in speciali pentole di coccio, le couscousire,
e poi condita secondo un rituale antico ed immutato nei secoli.

Nel Trapanese il cous cous è servito
con il pesce fritto o con la zuppa, comunque freschissimo,
cucinato secondo antichi segreti.
Ingredienti indispensabili sono: cipolla, alloro e mandorle, la
scorza di limone ed una sogliola nascosta tra la semola ne fanno laroma
inconfondibile durante la cottura. Nel brodo cè la cernia, lo scorfano,
il pesce cipolla, il gronco, la seppia, il mangiaracina e quantaltro.
Importante è luso della qualità dellolio di frantoio,
del concentrato di pomodoro e delle spezie, dallo zafferano al peperoncino,
al cumino. Insaporito e sfumato con il brodo, il cous cous viene
messo a riposare, ed il matrimonio tra la terra ed il mare di Sicilia
risulta davvero perfetto.
In inverno, quando il pesce scarseggia, la tradizione popolare
vuole che il brodo sinsaporisca con un pezzo di roccia di scoglio
e con le alghe. Un vecchio proverbio della zona dice: "Si nun
cù pisci, u cunzamo cu scogghiu di mari ( Se non con il pesce,
lo prepariamo, lo condiamo con lo scoglio del mare).
Il cous cous, piatto della domenica, è incocciato e
poi servito con broccoli, carne di maiale o preparato nella versione dolce,
con cannella, uva passa, fichi, mandorle e pistacchi, oppure con il pesce
fritto, o al maiale e finocchietto, e per dessert la versione dolce, sono
vere specialità.
Mazara del Vallo, dove risiede il
maggior numero di nordafricani, lo si mangia con le verdure, peperoni,
melanzane e patate e più speziato, alla maniera tunisina.
Marsala lo si trova perfino nella
variante con il pomodoro fresco e le lumache.
Favignana lo si serve con una trionfante
aragosta.
Pantelleria si usa servire la semola
a parte, separata dai condimenti alla maniera algerina.
Livorno fu introdotto dagli ebrei
in fuga dalla Spagna, alla fine del 1500.
Sardegna fu portato nel diciottesimo
secolo, dalla comunità dei pescatori liguri di Tabarka (Tunisia) che si
stabilì a Carloforte.
Cous cous: origini e come si serve

Il cous cous ha le sue radici nel maghreb,
terra dei berberi, la popolazione indigena dellAfrica Settentrionale
dalla storia millenaria. Il cous cous si consuma in Algeria, Marocco,
Tunisia ma anche in Egitto, Israele, Palestina, Sicilia, nello Yemen Fino
In Senegal e in Costa Davorio tanto da essere definito "piatto
della pace tra i popoli del mediterraneo".
Il cous cous varca le frontiere gastronomiche, senza limiti, poiché
la semola di cous cous è di sapore neutro, proprio come la pasta
e il riso che si combinano bene con i nuovi sapori, gusti e tecniche.
E preparato con i cereali che coltivavano, il frumento, ma
soprattutto lorzo, il miglio e il sorgo, facendolo cucinare a vapore,
utilizzando acqua o latte e il cous cous.
Questa semola si presta a una varietà infinita
di piatti: da quello più semplice con lo smen, un burro
"fermentato" e un bicchiere di latte cagliato, ai ricchissimi
cous cous delle feste di matrimonio e di ricevimento.
Il cous cous va servito seduti tutti insieme attorno a un
grande piatto rotondo con la carne o il pesce e le verdure al centro,
a cui attingono tutti i commensali. Il brodo viene servito in una ciotola
a parte, e ogni commensale può aggiungerlo a piacere. Prima di iniziare
il pasto a base di cous cous viene sussurrato "Bissmi
Allah" ("in nome di Dio"), una preghiera di
benedizione per la mensa.
Poi si procede intingendo le tre dita della mano destra nel cous cous,
come precisa il corano, poiché con un dito mangia il diavolo, con due
il profeta e con cinque lingordo. Si forma con le mani una pallina
di semola sgranata attorno a un pezzetto di verdura o carne o pescepiatto
utilizzando le mani, ognuno attinge alla porzione davanti a sé nel piatto.
Per servirsi non si utilizzano posate ma pane
non lievitato.
L harissa va servita in una piccola ciotola, con le debite avvertenze,
in quanto è molto piccante.
Si mangia solo insieme alla famiglia o a chi viene
considerato parte della comunità.
Questa la tradizione, ormai, almeno in Italia, abbondantemente
superata. Oggi viene servito e mangiato come una qualsiasi altra pietanza,
con le classiche posate e con la ricchezza che le possibilità finanziarie
consentono. Un solo accorgimento, bere, per accompagnarlo, solo ottimo
vino e acqua solo se si è astemi e nel caso pochissima.
Conosciamo bene il cous cous e come si prepara

Lingrediente base del cous cous è la semola
di grano, tranne che nel Belbola che si utilizza lorzo
e nel Baddaz la semola fine di mais.
Il cous cous può essere fine, medio o grosso, bianco o bruno, al
burro o allolio, speziato o no, salato o dolce, alla carne, al pesce,
alle verdure, alle erbe. E un piatto che si adatta, si trasforma,
accontenta sia ricchi che poveri, sia carnivori che vegetariani, sia tradizionalisti
che creativi. Lo preparano cristiani, ebrei e musulmani.
La classica preparazione è quella
con la carne, carne di montone, di agnello, di pollo o anche di manzo
(preferibilmente la spalla). Difficile dare degli ingredienti precisi.
Ci sono alcuni elementi base ai quali poi possono venire aggiunti altri
ingredienti.
Il lavoro comincia con la macinatura del grano al mulino e con la setacciatura
della semola dividendo il grosso dal fine, in questa fase
si recupera anche lo "spezzato" che servirà a preparare
il "burghol" o il "tabulè". Questo della
molitura è forse lunico lavoro consentito agli uomini che poi devono
abbandonare il campo.
Per preparare il cous cous, si usano
pochi utensili, la gsaa, un piatto largo e basso, di legno
o di terracotta, utilizzato anche come piatto di portata. Seduti per terra,
con la gsaa davanti, si versa due misure di semola, un bicchiere
dacqua, un grosso pizzico di sale e , in qualche regione, piccole
quantità di farina. La farina di semola deve essere messa in un apposito
recipiente chiamata "mafaradda", un recipiente di terracotta
a pareti svasate. Si spruzza dellacqua salata, e si deve "incocciare",
ossia lavorare la semola con le mani, le dita leggermente aperte e il
palmo sollevato, con movimenti circolari (in arabo ftel), sempre
nella stessa direzione, fino a ottenere delle palline non più grandi di
una capocchia di spillo.
Continuando a lavorare la semola e la farina si ottiene delle palline
piccolissime che vengono versate in una miduna, un piatto fondo
di vimini, per essere separate le une dalle altre. Vengono lasciate asciugare
un quarto dora in un cestino e poi si ricomincia a lavorare ("rotolare")
il cous cous per farlo passare attraverso setacci di diverse dimensioni:
il cous cous più grande (chiamato mhammas) è della
dimensione di granelli di pepe, mentre i granelli di dimensione media
sono quelli utilizzati più comunemente, e il cous cous fine (come teste
di formica) viene per lo più utilizzato nella preparazione di cuos
cous dolci.
Il cous cous deve essere lasciato asciugare per tre ore su una tovaglia.
Per conservarlo va tenuto in un luogo molto asciutto, in terrazze soleggiate,
e per molti mesi in giare di terracotta ermeticamente chiuse.
Viene separato il cous cous fine adatto
per la preparazione col pesce, ed il rimanente passa alla setacciatura
media dalla quale si preleva il granello medio
che è il migliore per lagnello. Lultimo
setaccio divide il cous cous grosso
dalla "mazlouga" che è in tutto simile alla fregola sarda
e si usa nelle minestre invernali.

Va cotto a vapore in
un tegame simile ad uno scolapasta, la cuscussiera
composta di una pentola o kedra (in Marocco) o makfoul
(in Tunisia). Nella parte bassa si mette abbondante olio doliva,
qualche spicchio daglio, spellato o in camicia a piacimento, un
piccolo peperoncino, e a fuoco vivo si rosola e qualche spezia: paprika
dolce, curcuma, pepe nero in granelli, poca cannella e qualche chiodo
di garofano.
Si prepara un brodo di carne, o di pesce o di verdure, e una parte
superiore forata sul fondo, il kaskas (era di terracotta o di alfa
intrecciata, oggi sono dalluminio), in cui il cous cous cuocerà
a vapore. Per impedire la fuoriuscita del vapore, il metodo tradizionale
prevede che venga utilizzata una striscia di stoffa immersa in farina
e acqua (kfila), ben avvolta intorno alla couscoussiera
tra le due parti: la semola va posta nella pentola solo quando lacqua
che viene posta in unaltra casseruola, la marga, comincia
bollire.
Coprire il
cous cous con una tela bagnata, e cucinarlo per 45 minuti
mentre la semola deve essere ulteriormente lavorata con laggiunta
di acqua, olio o burro e sale.
Poi la semola va nuovamente posta nella "mafaradda",
spruzzata con lacqua fredda e lasciata a riposare per 15 minuti,
ove rimarrà esposto al vapore e poi lo toglieremo versandolo nuovamente
nel catino. Aggiungere un poco di brodo di bollitura e mescolare velocemente
con un grande cucchiaio: è importante fare veloci per evitare che
si formino grumi e che la bagnatura sia disuniforme.
In questo modo il cous cous prende sapore delle verdure e della
carne o pesce, e un bel colore rossiccio. Lo rimetteremo subito nel keskes
per esporlo nuovamente al vapore: in tutto resterà altri venti minuti
alla fine dei quali lo riporteremo nel catino assaggiandone la consistenza
e lumidità ed aggiungendo a piacimento ancora del brodo di cottura.
Per fortuna ora cè il precotto
Se si ha fretta e scarsa manualità si potrà utilizzare
il cous cous precotto che ormai si trova facilmente anche nei supermercati,
ma raccomandiamo di cucinarlo comunque a vapore.
Il cous cous precotto, che ormai si trova facilmente in confezione
anche nei supermercati, va più che bene essendo veloce la preparazione
e scarsa la richiesta di manualità.
Si raccomanda però di evitare di seguire le istruzioni riportate
sulle confezioni e di cucinarlo in ogni caso a vapore.
Unora e più a vapore, mescolando spesso per via dei grumi.
Più cuoce e più la semola è soffice.
Versare il tutto in un piatto grande e fondo, di portata e lavorarlo con
burro e olio extravergine doliva.
Per condirlo, ormai è chiaro, serve solo estro e fantasia. Portare
in tavola tutti gli ingredienti, insieme con la semola, e lasciare che
ognuno prepari il suo Cous Cous a suo gusto e piacere.
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La ricetta di Lorella
COUS COUS ALLA SAN VITESE

Ingredienti:
Semola di grano duro, zafferano, pistacchio, cannella, mandorle, un po
danice, pistacchi tritati, pomodorini, sedano, aglio, cipolla, gambero,
peperoni gialli e rossi, sale, pepe, peperoncino, olio extravergine doliva.
Fumetto di gambero: In una
terrina far soffriggere la cipolla, uno spicchio daglio e i pomodorini,
aggiungere i gusci di gamberi, allungare con acqua e far cuocere per circa
45 minuti. A fine cottura aggiungere un po danice e pistacchi
tritati e i gamberi sgusciati.
Stufato peperoni: Mettere in
un pentolino la cipolla tritata, i peperoni gialli e rossi tagliati a
pezzetti, sale e pepe q.b. e un po dacqua, far cuocere il
tutto a fuoco lento in modo da formare una salsa.
Crema di sedano: Far dorare
la cipolla, poi aggiungere il sedano a pezzetti, sale e pepe. Cuocere
con un po dacqua e a cottura ultimata passare il tutto a setaccio.
Esecuzione:
Incocciare in un recipiente basso e largo la semola, versando acqua
salata e zafferano in modo da formare dei piccoli granuli.
Condire la semola con olio extravergine doliva, sale, pepe,
peperoncino, cannella in polvere, cipolla, aglio tritato e gamberi.
Mettere il tutto in una couscousiera che verrà messa in una pentola
dello stesso diametro, piena dacqua, e far cuocere a vapore tutto
per circa 75 minuti. A fine cottura bagnare il cous cous con il
fumetto di gambero e farlo riposare per altri 20 minuti coperto da una
coperta di lana.
Servire caldo con laggiunta dello stufato di peperoni e crema
di sedano.
Lorella Del Grosso
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