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Fra Virgilio e Orazio, il vino.

  • On. Gerardo Bianco
  • dal Convegno “Enologia antica, enologia moderna” organizzato a Cortona dall’Istituto Agrario “Angelo Vegni”

“Il vino e una cultura, che unisce scienza e umanesimo. La scienza e la cultura umanistica devono integrarsi pena I’inaridimento di entrambe”.

Il vino ha una storia millenaria, ne parla la Bibbia e la cultura del Medio Oriente. Ma è nella cultura greco-latina che la vite è una pianta di civiltà e il vino un bene fondamentale come il grano e il pane.

La poesia greca sviluppa la grandezza del vino con Alceo. Orazio e il poeta del vino nella civiltà latina. Anche Catone, scrive un testo,sopravvissuto, sull’agricoltura che e stato trasmesso di generazione in generazione. A Roma la produzione del grano era secondaria,essa si concentrava piuttosto su vino e olio.

Di coltivazione della vite parlano,oltre Catone, Virgilio e Orazio,seppur con tonalità differenti; Orazio incarna la gioia di vivere, mentre più ascetico e Virgilio.

Il più grande poema sull’agricoltura rimangono i quattro libri delle Georgiche,di cui uno dedicato alla vite. Viene descritta in maniera meravigliosa la stagione dell’autunno” che assume il colore dei pampini”.

“E’ il lavoro dell’uomo che crea il prodotto e l’età dell’oro si fonda sul lavoro umano. Si può parlare in Virgilio di teodicea del lavoro”, afferma con forza, l’on. Bianco. Orazio e pili aperto al commercio, allo scambio, non è interessato alla vite e alla cura della vite. Con Orazio si passa ad una cultura pili privata del vino, si va verso il piacere individuale o condiviso. E’ lo stare insieme con gioia,e il convito che Orazio canta.

Il vino e collegato alla fraternità, all’amicizia, meglio se bevuto in un praticello in vicinanza di un fiumiciattolo. Col vino Orazio canta il rapporto amicale e vanta la superiorità dei vini romani sui vini greci. Specie per il pasto romano non c’è niente di meglio del Falemo “ardens” che è sicuramente il suo preferito.

La cultura del vino non si ferma solo a Virgilio e a Orazio. In tempi più recenti ne parlano anche Leopardi ed Edmondo De Amicis.